il secondo post è sempre il più difficile

soprattutto se si scopre che premendo il tasto backspace quando, per puro caso, si è cliccato fuori dalla box di testo, firefox torna indietro di una pagina consegnando all’oblio tutta la mezza hypnerotomachia poliphili che sino a quel momento si era accuratamente cesellato. dioquà e madonnallà. vabbèh, dicevo in sostanza che il secondo post è il post della conferma o del chi me l’ha fatto fare. della conferma di sta cippa perché il programma di questo blog è più o meno lo stesso del piddì. (seguono tre righe, come anni, vuote). resterebbe il chi me l’ha fatto fare, ma invece io mi prendo questi tipo venti minuti e mi rilasso a pigiare i tasti sulla tastiera logitech wireless. tasti che fanno un casino boia perché tu sei convinto che comprare logitech sia comprare qualità e invece alla prima stringa di ricerca digitata su youporn scopri che la tastiera l’ha assemblata un cinese posseduto dall’anima di papa woytila al culmine del parchinson. balla tutto. la barra spaziatrice fa un casino tipo quando nel piatto fondo hai le mezzepenne e il piatto aderisce a quello sotto come un tavolo a cui manca una gamba. titic titic titic e prima di decidere di compiere un’azione semplice come togliere il piatto sotto, ti prende il nervoso e pigi sulle mezzepenne come la madonna premerebbe sulla testa del serpente dimogno. questi termini terroni sono bellissimi: dimogno, mo’, purnacci. ripetete con me: purnacci. pur-nac-ci. fa ridere un sacco. purnacci. pornazzo sembra quasi una cosa figa. purnacci invece condensa un repertorio di salti per fossi alla recherche di enormi sacchi neri con dentro le ore. all’odore di fango e ammoniaca… robe da berci il montenegro dalla soddisfazione. dicevo dei venti minuti di relax a pigiare sui tasti. beh, insomma, è vero. può essere un buon motivo per tenere un blog, il relax. quando soprattutto l’alternativa sarebbe tenersi una mano fra le mutande mentre si leggono i commenti agli articoli della gazzetta online. questo blog si basa sul niente: non c’è un programma editoriale, non ci sono cazzi miei, non ci sono cazzi altrui, non ci sono massimi sistemi, né minchius maximi, che sarebbero le due cose insieme, fra filosofia e profano, fra i monty e i python. insomma i cazzi miei li ho trasmessi in mondovisione un 6-7 anni fa quando, chi m’imbalsamava il cuore (chi vuol vederci metafora profana faccia pure), sua sponte, prese ad addomesticare cazzi altrui. no, non è vero. la faccio troppo cattiva la faccenda. comunque con quella storia ho tipo rotto i maroni al globo terracqueo e giurai a me stesso di non rompere più maroni semplicemente decidendo di non scopare più da allora allaldilà. io e i compromessi siamo sempre stati buoni amici. equilibrati, direi. e un po’ penso che se ho detto cazzi e purnacci un sacco di volte in questo post un motivo c’è. puntini. puntini. comunque, ecco, niente affari miei, niente pettegolezzi o prese di posizione politiche, ideologiche su questioni che riguardano il mondo ma non riguardano me perché il mondo mi ha fottuto facendomi nascere e vaffanculo, io mi giro dall’altra parte. che siccome questo post finirà linkato pure su facebook allora mi immagino le facce degli amici che pensano oddìo questo vuole ammazzarsi. no, ahah. fessi. insomma,  un esperimento da cui non pretendo di ricavare alcun risultato. cioè vedere se regge un blog che si fonda sul nulla e sul nulla detto male. cioè vedere se c’è gente che legge il nulla a lungo. se c’è gente a cui piace farsi portare da nessuna parte a lungo. se c’è gente a cui piace farsi prendere per il culo a lungo. ecco, questo è un proposito che mi sono inventato tipo un minuto fa perché non sapevo come chiudere il post. ‘codio fognini ha battuto verdasco. il 2012 è vicino. l’italtennis comincia a collezionare risultati prestigiosi. andatevene. amen

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oh no

un altro blog. mi è tornata la voglia di scrivere dopo che ho saputo dell’ernia di buffon. chissà perché. perché mi è venuto spontaneo il titolo alla lettura della notizia. forse perché nel discorso, come nella schiena, ciò che non sta al suo posto cambia i programmi e richiama l’attenzione. il dolore ricorda del corpo; ciò che non sta in piedi nel discorso porta allo statuto della lingua. tipo quando capita di leggere una poesia di un carneade in rete e la lingua s’arrovella su un amroe o un ochi e ci si chiede se è romeno. ci si chiede della lingua, appunto.  ma non voglio parlare di comunicazione. mi frega abbastanza un cazzo della comunicazione. soprattutto quando non mi riguarda. però ho sempre trovato curiosa la capacità delle parole di non dire nulla. un’impalcatura che non regge niente. una specie di gourcuff o, per i tennisti, di gasquet. cioè, se dio è verbo, allora vuol dire che a volte dio non significa un cazzo. e io posso scrivere in questo blog.

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